16 Novembre 2020

Come leggere i dati di Google Analytics

C'è una richiesta che è costante tra i nostri clienti e tra chi in generale utilizza Google Analytics, ed è "Come leggere i dati all'interno del mio account Analytics?"

Bene, oggi vediamo come leggere ed interpretare alcuni tra i più importanti dati che la piattaforma di Google Analytics ci fornisce. 

All’interno di Google Analytics ci sono 78 report standard: in questo articolo ne vedremo alcuni che sono particolarmente utili. 

Prima di partire ricorda che, in generale, per capire al meglio il comportamento degli utenti, la cosa migliore da fare è integrare le analisi quantitative con quelle qualitative. Con le analisi di tipo quantitativo puoi capire dove sono i problemi e quanto sono grandi (ad esempio: nella fase di checkout il 2% non riesce a concludere per problemi tecnici) mentre con quelle di tipo qualitativo puoi capire perché ci sono i problemi.

Se vuoi approfondire la questione analisi qualitative / quantitative qui trovi un articolo che potrebbe interessarti!

Vedrai in questo articolo

I report riguardo i tuoi utenti

I report riguardo il comportamento dei tuoi utenti

Alcune conclusioni finali

Partiamo!

Report Audience 

Questa è la prima macro categoria importante. Qui c’è tutto quello che riguarda gli utenti: chi sono e quello che fanno sul sito.

Overview

Nella parte di Overview ci sono le prime metriche: quanti utenti hanno visitato il sito, quanti di questi utenti erano nuovi, quante sessioni sono state fatte, etc.

Se capisci che cosa indicano le metriche, capisci anche i dati, quindi ecco le principali definizioni:

Le Pageviews sono il numero di volte in cui il tracking code di GA è stato eseguito (compresi i refresh). In pratica le visualizzazioni di pagina totali. 

Le Sessions sono l’insieme di azioni intraprese da un utente in un arco temporale definito (30 min di default, ma puoi personalizzare la durata di questo periodo). Qui puoi trovare un articolo per approfondire.

Gli Users sono il numero di cookie “utente” univoci che hanno visitato il sito, nel periodo selezionato.

Il Bounce Rate è una sessione con una sola hit. Misura la “frequenza di rimbalzo”, ovvero quante persone sono venute sul tuo sito senza fare alcuna interazione. Saper interpretare nel modo giusto questo dato ti permette di non fare errori, qui un articolo che ti aiuterà.

La AVG. Session Duration è la durata media della sessione su sito.

Il rapporto Page/Session indica il numero medio di pagine viste durante una sessione, ricorda che vengono prese in considerazione anche le visite ripetute.

Ora che hai chiare queste prime definizioni puoi comprendere meglio quello che Google Analytics ti fa vedere.

Demographics

Nella parte di Demographics , puoi avere informazioni sull’età, sul sesso, sugli interessi dei tuoi utenti, etc. 

In Geo e Location puoi individuare la regione di provenienza degli utenti, questo dato è molto importante se vuoi verificare l’efficacia delle tue campagne limitate ad alcuni territori: se ad esempio hai speso del budget in campagne pubblicitarie per attirare più visitatori da una certa regione, qui puoi verificare se questo è effettivamente successo. 

Tuttavia ricorda che questo dato non è molto preciso in quanto si basa sugli indirizzi IP, è meglio guardarlo e  considerarlo a livello aggregato.

Technology

Nella parte di Technology puoi vedere da quali browsers gli utenti accedono al tuo sito, se ci sono degli errori per alcuni di essi e di conseguenza se puoi fare delle ottimizzazioni. 

Un tipo di visualizzazione molto utile è quella di comparazione: si mettono a confronto, ad esempio, la metrica “users" con la metrica “ecommerce conversion rate” per vedere qual é il browser con il maggior numero di utenti e con il tasso di conversione migliore.

Un altro report interessante è quello dei Mobile, dove si vede in che percentuale gli utenti accedono da mobile, desktop o tablet. Anche in questo caso, con la funzione comparazione impostata come prima è possibile vedere quali sono le tipologie di dispositivi che per esempio convertono di più, di conseguenza puoi chiederti perché alcuni dispositivi non convertano, o convertono sotto la media, e cercare di risolvere il problema.

Report Behaviour

In questa macro categoria di Google Analytics vengono esposti i dati riguardo al comportamento degli utenti sul tuo sito.

Site content

Nella parte di Site content puoi vedere le pagine che sono state le più visualizzate sul tuo sito. Un consiglio è di non guardare il bounce rate in questo report per le sole pagine di ingresso, ma nel report delle Landing pages. In tal modo vedrai qual é stata la prima pagina di ogni sessione e se è stata lasciata o se l’utente ha continuato a navigare dopo essere arrivato lì.

Con il Navigation summary, sempre nel Site content report, puoi invece vedere pagina per pagina cosa succede. Ad esempio quante volte una pagina è stata quella di ingresso per la sessione, quante volte è stata quella di uscita, etc.

Landing Pages

Un altro report fondamentale è il quello delle Landing pages, che, come ricordato poco sopra, in Google Analytics mostra le pagine di ingresso della sessione, ovvero la prima pagina. 

Qui ha molto senso analizzare il bounce rate: quali sono le pagine di ingresso che hanno un alto tasso di bounce? Cioè le pagine in cui le persone entrano e vanno via visualizzando solamente la pagina, senza neanche scrollare. Questo ti fa capire che gli utenti in una determinata pagina non hanno trovato quello che cercavano.

Ordinando i dati di questa schermata secondo il “sort type”: weighted, avrai i dati messi in ordine secondo una percentuale pesata, dove google tiene in considerazione vari fattori, tra i quali anche il numero di sessioni. Avrai così in ordine le pagine sia con il bounce rate più alto che quelle con più visite e interazioni.

Sempre nel report delle Landing pages puoi fare una comparazione tra le “sessions” e il “ecommerce conversion rate”, avendo così in ordine le pagine con più sessioni in ordine decrescente e vicino, a confronto, anche il rispettivo tasso di conversione.

Questa tipologia di visualizzazione è particolarmente utile perchè ti dice quali sono pagine di ingresso dei visitatori che hanno il tasso di conversione più alto e di conseguenza puoi capire quali pagine performano meglio o peggio in relazione a quello che può essere un tuo goal.

Se ti accorgi, ad esempio, che le sessioni che iniziano sulla home page hanno un tasso di conversione molto inferiore alla media, puoi cercare di lavorare sulla home page per migliorare il flusso e l’esperienza utente in modo da creare un percorso migliore verso la conversione, oppure di guidare direttamente i tuoi utenti al sito in modo che arrivino, in termini di prima pagina della sessione, su una delle landing pages con il maggior tasso di conversione.

In generale Google Analytics ti dà la possibilità di filtrare i dati, di escluderli o di visualizzarli nel modo che ti è più utile. 

Exit pages

Un altro report interessante della categoria Behaviour è quello delle Pagine in uscita

Chiaramente ogni sessione ha un’uscita. L’ideale sarebbe avere questa pagina corrispondente alla thank you page, cioè avere un utente che ha lasciato un contatto o che ha comprato.

Se usi il filtro "non converters" puoi vedere ancora meglio le principali pagine di uscita del segmento di quelli che non hanno convertito.

Anche il report Speed Suggestions ti dà informazioni utili. GA ti mette in evidenza quali sono le pagine del tuo sito con un tempo di caricamento più elevato, quelle che verosimilmente fanno andare via gli utenti, e ti mostra dunque se ci sono delle migliorie che puoi apportare.

Il report Side search mostra che cosa ha hanno cercato gli utenti sul sito se hai una barra di ricerca, facendoti capire così se alcuni prodotti sono difficili da trovare dentro il sito o se gli utenti cercano qualcosa che non hai.

Infine...

Uno dei modi più veloci per ricavare informazioni di valore consiste nell'identificare gli outliers, ovvero picchi che a prima vista sembrano anomali, sia in positivo che in negativo, per scovare potenziali implementazioni delle best practices o la risoluzione di alcune problematiche. 

Restando poi in Google Analytics, ci sono tantissimi report, non solo nelle categorie viste fino ad ora, ma riguardo anche a quali sono i principali canali di acquisizione, nella sezione Acquisition, o riguardo le conversioni ed i goals, nella sezione Conversions, etc.

Scoprili sul nostro blog!

Conclusione

Speriamo che questo articolo ti abbia fatto scoprire informazioni utili (puoi approfondire guardando il nostro webinar on demand) e vogliamo lasciarti un altro articolo dove scoprirai altre tipologie di report molto interessanti che puoi scovare all'interno di Google Analytics.

Se sei curioso/a riguardo agli upgrade di GA, ecco un articolo sul nuovissimo su Google Analytics 4.

In caso avessidomande Contattaci, saremo felici di aiutarti.

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21 Ottobre 2020

Cosa fare quando il tuo sito non converte

Oggi vorrei parlarti di una domanda che ci viene spesso fatta e che è più o meno così: Il mio sito non converte come vorrei, come mai?

Bene, vediamo come scoprirlo in questo breve articolo.

Come capire come mai il sito non converte

Per rispondere a questa domanda è utile integrare analisi quantitative e qualitative, questo perché le analisi quantitative, in particolare quelle con i dati di Google Analytics, ci permettono di capire il che cosa (dove sono i problemi) ed il quanto (quanto sono grandi), ma non sempre ci aiutano ad identificare le motivazioni e di conseguenza le soluzioni.

Un esempio?

Posso identificare le pagine con i tassi di conversione peggiori, ma per capire il motivo la soluzione migliore è chiedere direttamente ai miei utenti.

Ecco allora alcuni consigli Digital Pills per impostare velocemente e correttamente alcune analisi.

Quali analisi fare per scoprire come mail il sito non converte come vorremmo

Utilizzando Google Analytics prova ad individuare le aree del sito con opportunità di ottimizzazione. Gli approcci che puoi utilizzare sono tantissimi, eccone alcuni tra i nostri preferiti:

  • cerca i punti di drop off del tuo funnel di acquisizione: da dove se ne vanno i visitatori?
    Quale step del percorso è particolarmente critico?
    Se hai un e-commerce c’è un report apposito che ti permette di individuarli: si chiama “Shopping Behaviour Funnel"

 

  • Cerca trend tra le pagine più visitate o le principali pagine di atterraggio e i tassi di conversioni o i tassi di uscita: Cosa accomuna le pagine più performanti? e quelle meno performanti?

 

  • Cerca correlazioni: c’è un qualche tipo di correlazione tra gli iscritti alla newsletter e le conversioni? c’è un segmento di utenti particolarmente propenso alla conversione o meno propenso?

A questo punto avrai alcuni spunti. Continua a investigare con ricerche qualitative.

 

Le analisi qualitative possono aiutarti

Ecco alcuni esempi di analisi qualitative che puoi fare:

  • Ti sei accorto che uno step critico del funnel è rappresentato dalle pagine di categoria.
     Conduci degli
    User testing con 5-6 persone per capire dove si bloccano.
    Prepara dei task precisi da fargli fare, chiedi loro di parlare ad alta voce mentre navigano esponendo tutti i loro dubbi. La maggior parte dei grandi problemi di usabilità li troverai semplicemente così. I filtri presenti sono quelli più adatti? Riescono a trovare velocemente il prodotto che stanno cercano? Hanno tutte le informazioni che vogliono? Potrai rispondere a queste e molte altre domande

 

  • Hai individuato alcune pagine prodotto con un tasso di aggiunta al carrello inferiore alla media.
    Progetta un
    micro survey online che compare al visitatore quando sta per abbandonare la pagina chiedendogli perché non ha aggiunto il prodotto al carrello. Se hai abbastanza traffico raccoglierai molti feedback utili.
    Ricordati però che alcuni utenti trovano questi sondaggi intrusivi, quindi non lasciarli online troppo a lungo

 

  • Il problema si trova sulla landing page di una campagna a pagamento che ha un bounce rate molto alto.
    La maggior parte delle volte i primissimi attimi sono i responsabili del bounce: c’è qualcosa nella sezione above the fold che proprio non convince e blocca l’utente. In questo caso il
    5 second test può essere molto utile.  Apri la pagina in questione sul tuo cellulare, ferma una persona che non conosce il tuo sito, fagli vedere l’immagine per 5 secondi e poi chiedigli a cosa pensa si riferisca e cosa ne pensa. Le risposte ti sorprenderanno. 

 

 

Conclusioni

Quando analizzi una landing page considera che un altro fattore molto importante è rappresentato dalla coerenza/rilevanza del messaggio: il messaggio della landing è coerente con quello dell’annuncio? il tono che usi e la CTA sono in linea con le aspettative del cliente e con la fase in cui si trova l’utente?

Speriamo l'articolo ti sia piaciuto e se hai domande non esitare a contattarci!

 

23 Giugno 2020

Metriche Core Web Vitals: cosa sono e come tracciarle

Oggi parliamo delle Metriche Core Web Vitals e scopriamo perché sono così importanti.

I proprietari dei siti web non dovrebbero essere dei guru delle performance per capire che tipo di esperienza stanno fornendo ai loro utenti.

Con questa frase Google ha annunciato l'iniziativa Web Vitals 2020, che ha l'obiettivo di identificare le 3 metriche chiave per descrivere l'esperienza dei visitatori di un sito web.

  1. Largest Contentful Paint
  2. Fist Input Delay
  3. Cumulative Layout Shift

Le tre core web vitals

Nell'articolo di oggi vedremo quali sono queste metriche e come possono essere misurate.

1. LARGEST CONTENTFUL PAINT (LCP)

Questa metrica misura la performance di caricamento di una pagina. Per avere un risultato buono, questo valore deve essere inferiore a 2,5 secondi. A differenza della "vecchie" metriche, il Largest Contentful Paint dovrebbe essere molto più accurata e permettere di farsi un'idea molto più precisa della reale esperienza di un visitatore.

Per ottenerla si misura il tempo che impiega ad essere visualizzato il più grande elemento presente all'interno della viewport (inteso in termini di dimensioni sullo schermo, non di peso in Kb).

largest contentful paint

Per capirlo basta guardare l'immagine qui sopra, dove viene evidenziato sul sito di Instagram e su Google l'elemento più grande della pagina. Nel caso di Instagram ad esempio è il logo, che viene caricato al terzo step nell'immagine.
Per approfondire questa metrica si può visitare la pagina realizzata da Google, molto dettagliata e interessante.

2. FIRST INPUT DELAY (FID)

Il First Input Delay misura il tempo necessario perché l'utente possa interagire con la pagina che sta visitando. Per avere un buon risultato, questa metrica deve essere inferiore a 100ms. Come vi sarà capitato, molto spesso quando visitiamo un sito dobbiamo aspettare un po' di tempo prima di poter interagire con la pagina. Questo perché in quei momenti il nostro browser è occupato a fare altro, ad esempio caricare JS o altri elementi.

Secondo Google, per fornire una user experience di alto livello il visitatore deve essere in grado di interagire con la pagina in meno di 100 millisecondi. Anche per questa metrica è stata realizzata una pagina ad hoc molto dettagliata che potrete trovare a questo link.

3. CUMULATIVE LAYOUT SHIFT (CLS)

Quante volte vi è capitato di visitare un sito, essere sul punto di cliccare un bottone, ma proprio mentre lo state cliccando tutta la pagina si muove e così finite per cliccare quello che non volevate? O magari state leggendo un articolo su un sito di news, tutta la pagina si sposta e voi perdete il segno?
Questa metrica si propone appunto di misurare tutti gli spostamenti inaspettati della pagina, durante tutta la sua vita sullo schermo dell'utente. Per avere un valore buono, il CLS deve essere inferiore a 0,1. Per approfondire ecco il link ufficiale di Google.

Queste erano le 3 principali Metriche Core Web Vitals, ora vediamo come misurarle.

Come si possono misurare i valori delle Core Web Vitals?

Abbiamo a disposizione 3 possibili strade, ognuna con i suoi pro e contro. Per questo abbiamo realizzato un articolo per ognuna delle soluzioni che la illustra nel dettaglio, clicca sul relativo link per scoprire come procedere!

  1. Utilizzare lo strumento Page Speed Insights che si trova a questo link. Questa tecnica è consigliata per avere un'idea di massima di come sta performando il sito in generale, ma ha diversi limiti che illustriamo nel dettaglio nell'articolo, clicca qui per leggerlo!
  2. Accedere al database pubblico su Big Query dei dati degli utenti di Chrome. Questa tecnica è consigliata a tutti coloro che vogliono approfondire i dati e segmentarli per paese, dispositivo e tipo di connessione. Anche qui abbiamo però alcuni limiti, clicca qui per leggere come accedere ai dati su Big Query.
  3. Impostare un sistema di monitoraggio con GTM sfruttando le API. Questa sicuramente è l'opzione che ci piace di più, abbiamo creato un articolo dettagliato per spiegare come procedere e un container da importare in pochi click per iniziare a tracciare senza nessun problema!

Quale di questi approcci ti interessa o convince di più? Faccelo sapere nei commenti!

8 Novembre 2018

Data driven marketing: cos’è e perché è importante

Cosa vedremo in questo articolo:

In questo articolo parleremo di un approccio tanto discusso quanto innovativo: il data driven marketing, ovvero il marketing guidato dai dati. Vedremo innanzitutto che cosa significa utilizzare i dati per le proprie strategie di marketing e perché è quasi impossibile farne a meno. Parleremo di quali dati è utile raccogliere e soprattutto capiremo perché è utile non esagerare nella loro raccolta. Tutto questo rispettando le normative sul trattamento dei dati personali.

Adesso possiamo passare alla parte succosa: vediamo quindi in che cosa consiste il marketing basato sui dati.

Che cos’è il DATA DRIVEN MARKETING?

Il data driven marketing è un approccio innovativo che fonde i principi del marketing tradizionale con le nuove tecnologie di raccolta e analisi dati sugli utenti.

A quale fine? L'obiettivo è creare strategie commerciali e di contenuto mirate ad attirare il target (che grazie all'utilizzo dei dati si conosce - o dovrebbe conoscere - benissimo).

Lo scopo del data driven marketing è infatti quello di utilizzare i dati degli utenti per creare delle strategie di marketing e comunicazione che siano in grado di rispondere alle esigenze specifiche dei diversi target a cui l’azienda si rivolge.

Semplificando: il fine del data driven marketing è la personalizzazione dell’offerta e dei contenuti.

La raccolta dei dati e la loro analisi permettono di “coccolare” i nostri clienti, farli interagire con il nostro sito in maniera positiva, attraverso strategie e tecniche mirate per ogni segmento del nostro mercato.

Il marketing basato sui dati serve a dare all’utente un’esperienza di interazione con il nostro brand unica, basata sulle sue preferenze, personalizzata appunto.

Avete presente quando vi trovate nell’homepage di Amazon? Beh, il telefono nuovo è sempre lì, pronto ad essere acquistato. Amazon sa che lo vuoi, e te lo mette lì, bene in vista.

Ma a quale scopo un’azienda dovrebbe raccogliere i dati sui propri utenti?

I risultati di una ricerca di Teradata del 2015 dimostrano che oltre il 70% degli operatori di marketing si dichiara consapevole dell’importanza dell’utilizzo dei dati nelle strategie aziendali indicando vantaggi come:

  • la personalizzazione del messaggio di marketing e comunicazione
  • la realizzazione di un’esperienza migliore per i clienti che torneranno più volentieri nel sito e ricorderanno più facilemente il brand
  • l’abbassamento del rischio dell’investimento

Ciò che si ottiene, molto semplicemente, è la fidelizzazione alla nostra azienda e, quindi, l’aumento del fatturato (o delle visite, se non si ha un e-commerce).

Un utente “coccolato”, che trova facilmente ciò di cui ha bisogno sul vostro sito, ci tornerà volentieri, e ci tornerà spesso.

Quali sono quindi i benefici dell'utilizzo di una strategia di data driven marketing?

Il primo è il fatto quello di conoscere bene il proprio target e quindi di potersi rivolgere ai consumatori giusti. Gli annunci pubblicitari e i messaggi di content marketing si possono ottimizzare ed essere mostrati a quelle persone per cui la nostra offerta ha molte probabilità di essere rilevante.

Il secondo, strettamente collegato al primo è quello di poter creare dei messaggi strettamente rilevanti. Ormai l'era dei messaggi generici è superata e se si vogliono conquistare davvero i consumatori è necessario comunicare e offrire prodotti che siano in linea con le loro credenze ed i loro bisogni.

Dimostrata l'utilità della raccolta dei dati e del loro utilizzo, come facciamo a capire i dati di cui abbiamo bisogno per sviluppare le nostre strategie di marketing?

Vediamo quali dati è utile raccogliere per sviluppare al meglio le nostre strategie di marketing.

La tecnologia oggi ci permette di sfruttare i dati sulla navigazione dei nostri visitatori. Le loro interazioni online con il nostro brand e ci può aiutare a sviluppare delle strategie di marketing molto più targetizzate a specifici segmenti del mercato.

Vediamo quindi quali dati è utile raccogliere:

  1. Dati demografici: come l’età, il genere, il luogo di provenienza.
  2. Dati comportamentali: ovvero come interagiscono gli utenti con il nostro sito.
  3. Informazioni e dati come il tempo di permanenza sul nostro sito, l’user journey, la tipologia dei contenuti che più ricercano, le parole chiave che più utilizzano, sono fondamentali per le nostre strategie di marketing.

L’unione di questi dati ci porta ad avere un ritratto davvero approfondito del nostro target: sappiamo chi è e di cosa ha bisogno. A questo punto si può elaborare una strategia di marketing mirata ad attirare la sua attenzione: noi gli possiamo dare quello che desiderano.

A questo proposito: abbiamo scritto alcuni contenuti sullo studio del target che potrebbero esserti utili. Il primo riguarda il content marketing rivolto al tuo target, e puoi leggerlo quiIl secondo invece riguarda le survey sui tuoi consumatori, che possono esserti particolarmente utili nella fase iniziale di raccolta dei dati, puoi leggerlo qui.

Tornando a noi: quanto può essere efficace una strategia di marketing sviluppata a partire dai dati? Tanto, tantissimo. Quest’approccio basato sui dati consente di avere particolare efficacia sotto qualsiasi punto di vista, sia che si tratti di un’esigenza comunicativa oppure di una decisione strategica.

Super interessante, vero? Ma bisogna fare molta attenzione...

Raccogliere ed analizzare i dati nel rispetto dei limiti della legge è fondamentale.

Usare i dati per prendere decisioni di marketing offre enormi opportunità ma il rischio è quello di calpestare i diritti alla privacy e alla sicurezza delle persone che interagiscono quotidianamente con il nostro sito ed il nostro brand.

Perché se da una parte fa comodo a tutti tenere sotto controllo i voli per Bali del prossimo luglio, dall’altra ci disturba sempre un po’ sapere di essere costantemente “osservati”.

Quello che possiamo consigliarvi è di trovare un giusto equilibrio tra ciò di cui avete bisogno e ciò che è giusto sapere dei vostri utenti, soprattutto dato le recenti leggi in merito al trattamento dei dati personali.

Se vuoi approfondire l’argomento, abbiamo scritto questo articolo sul GDPR (General Data Protection Regulation), la nuova regolamentazione europea in materia di tracciamento ed utilizzo dei dati.

Conclusioni

L’utilizzo dei dati per le strategie di marketing sta diventando sempre più importante. Fornire ai nostri visitatori un’esperienza unica e personalizzata è ormai una prerogativa all’aumento delle visite e del fatturato delle nostre aziende.

Se ti abbiamo convinto e ormai pensi di non poter fare più a meno dei dati, ti invitiamo a leggere il nostro articolo su come installare, configurare ed utilizzare correttamente Google AnalyticsPrima vogliamo consigliarti, però, di non farti sopraffare da tutti i dati che si possono raccogliere: prima di impazzire e sbattere la testa imprecando contro Google Analytics pensa a lungo su ciò di cui hai veramente bisogno e soprattutto sul perché, poi inizia ad avventurarti nel magico mondo dei dati.

Ricorda inoltre che il data driven marketing non è fatto di soli numeri: quando passi tutto il tempo a pensare alle statistiche, è molto facile dimenticarti che sono delle persone a generarle. Utilizza anche delle tecniche di ricerca qualitativa: puoi trovare qualche spunto interessante qui.

Tra l’altro, se vuoi un compagno di avventure nel tuo percorso di raccolta ed utilizzo dei dati, il nostro blog è probabilmente un valido amico. Iscriviti alla nostra newsletter per restare sempre aggiornato 😉

11 Ottobre 2018

Cos’è Hotjar e come utilizzarlo

In questo articolo vedremo insieme che cos'è Hotjar, perché utilizzarlo e per quali tipi di analisi. Vedremo i concetti di mappe di calore, registrazioni e sondaggi.

Che cos'è Hotjar

Hotjar è uno strumento molto utile per chi si occupa di analisi dati. Ci permette di capire in modo visivo come gli utenti si comportano su pagine specifiche del nostro sito. Per dirlo con le loro parole "the fast & visual way to understand your users".

Perché usare Hotjar

Ora che sai cos'è Hotjar, prima di partire facciamo una premessa: come Digital Pills non abbiamo nessun interesse a consigliare Hotjar, ci sono molti altri strumenti che vanno altrettanto bene. Parliamo di Hotjar perché è conosciuto, ha una versione gratuita ed è quello che utilizziamo con la maggior parte dei nostri clienti. Nel caso tu conosca altri strumenti scrivi ad hello@digitalpills.it per avere la nostra opinione in merito.

Premessa fatta, veniamo al dunque. Il lavoro di chi fa analisi dati è molto complesso (anche molto divertente), ma spesso ci troviamo di fronte a dei vicoli ciechi. Ad esempio, grazie ad Analytics ci siamo resi conto che una pagina importante del nostro sito, una pagina di vendita (per esempio) ha un tasso di conversione molto basso. Abbiamo capito che gli utenti si bloccano su quella pagina e per qualche motivo non procedono verso il checkout e quindi verso l'acquisto dei prodotti.

Ricordiamoci sempre gli obiettivi delle nostre analisi e delle seguenti ottimizzazioni. È importante ragionare per obiettivi di lungo termine (ad esempio raccolta di lead o acquisto prodotti) e non per micro obiettivi. I micro obiettivi sono utili se ci permettono di raggiungere il nostro obiettivo reale, altrimenti vanno trascurati.

Torniamo a noi: una volta identificato il problema, Google Analytics non ci dice molto altro, possiamo sapere il tempo speso sulla pagina, il bounce rate, se lo abbiamo impostato anche lo scroll rate, ma è molto difficile identificare i motivi delle basse performance. Ed è qui che Hotjar ci viene in aiuto.

Quali tipi di analisi possiamo fare con Hotjar

Hotjar permette di fare molte analisi, le più utili secondo noi sono 3: heatmaps, recording e polls.

Le heatmaps (mappe di calore)

Questo strumento, una volta configurato, ci permette di approfondire con analisi quantitative il comportamento degli utenti su una pagina specifica. Da questo report possiamo ricavare fondamentalmente 3 informazioni (suddivise per Device):

hotjar

  • Dove gli utenti cliccano. Possiamo vedere ad esempio se alcune aree del sito non sono cliccabili, ma gli utenti cercano comunque di selezionarle.
  • Come gli utenti si muovono all'interno della pagina. Immaginiamo di voler capire come gli utenti utilizzano il menu, questa analisi ci può dare delle informazioni interessanti su come gli utenti si muovono all'interno della pagina.
  • Lo scroll rate. Fino a che punto della pagine gli utenti scendono in media? Se ad esempio la nostra call to action si trova oltre la metà della pagina e solo il 40% degli utenti ci arriva, vuol dire che il 60% delle persone che visita la pagina non avrà visualizzato il messaggio principale che volevamo far passare.

Tutto questo diviso per device ci può dare delle informazioni molto importanti sul comportamento e su possibili ottimizzazioni. Ipotizziamo per esempio che la nostra sales page sia stata pensata da desktop, ma che il nostro traffico sia principalmente da mobile. Magari da desktop funziona molto bene, mentre da mobile le performance sono pessime.

Le stesse analisi si potrebbero fare con Google Analytics, ma prenderebbero moltissimo tempo per il set-up.

I recordings (registrazioni)

hotjar recordings

Siamo quindi arrivati al punto in cui abbiamo identificato l'esistenza di un problema, grazie alle mappe di calore abbiamo capito un po' di più sulle motivazioni, ma ci mancano dei dati qualitativi per trarre le conclusioni e procedere con le ottimizzazioni. Hotjar ci mette a disposizione le registrazioni. Possiamo ad esempio andare a vedere come gli utenti utilizzano il nostro sito da desktop rispetto a come lo utilizzano da mobile. Su quali testi si soffermano, cosa invece viene saltato completamente. Se abbiamo anche già identificato possibili problemi con le mappe di calore possiamo andare ad analizzare elementi specifici per risolverli. Se per esempio sappiamo che da mobile le persone non arrivano fino in fondo alla pagina possiamo cercare di identificare quali siano i contenuti su cui le persone si soffermano e che riteniamo più importanti.

Questo report ci fornisce delle analisi qualitative che devono essere utilizzate per capire nel dettaglio come risolvere un problema già identificato a livello quantitativo.

I polls (sondaggi)

sondaggi hotjar

I sondaggi sono l'ultimo dei report che consigliamo di utilizzare. Ci servono per trasformare le analisi viste sopra in feedback dei nostri utenti. Se per esempio abbiamo capito che le persone che arrivano sulla nostra pagina di vendita escono senza fare niente, senza neanche arrivare alla call to action, possiamo ad esempio chiedere "che cosa manca secondo te in questa pagina?".

Lo sappiamo, vi state chiedendo: "chi risponderà?" Anche noi la pensavamo allo stesso modo, ma ci siamo stupiti del contrario. Queste risposte sono oro colato per noi, perché ci permettono di trovare la risposta al problema senza troppi sforzi e soprattutto senza basarci sulle nostri opinioni, ma sui feedback degli utenti (che alla fine sono le persone che comprano il nostro prodotto).

Conclusioni su Hotjar

Una volta identificata un'area da ottimizzare, Hotjar ci permette di fare un passo in avanti sulla ricerca dei problemi e delle motivazioni unendo analisi qualitative e quantitative.

Ora che hai scoperto cos'è Hotjar, non ti resta che usarlo e sfruttarlo al massimo! Se hai qualche domanda non esitare a contattarci, saremo felici di aiutarti!

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