15 Ottobre 2021

KPI: cosa sono e come sceglierli

Con questo articolo vediamo cosa sono i KPI e a cosa servono.

Scegliere e monitorare i giusto KPI é di fondamentale importanza, sia a livello generale per un business, che a livello specifico, come ad esempio per una campagna marketing.

Come avrai modo di vedere nell’articolo, usare i KPIs vuol dire usare i dati, ecco perché noi di Digital Pills ci siamo affezionati.

Vediamo allora

…e alcune considerazioni finali.

Partiamo!

Cosa sono e a cosa servono i KPI

Un KPI è un indicatore che mette in mostra il successo o l’efficacia di un’azione fatta su un progetto con lo scopo di raggiungere un determinato obiettivo.

I KPIs sono necessariamente delle metriche o dei rapporti tra metriche, ma non vale il contrario, cioè non qualsiasi metrica è, o può essere, un KPI.

Per noi che lavoriamo nel mondo del web analytics la definizione potrebbe essere questa

Un KPI é una misura che ci indica il successo o l'efficacia di un'azione con lo scopo di raggiungere un determinato obiettivo.

Un KPI si può anche definire come:

una misura che dice se un’azione compiuta porta risultati positivi o negativi in rapporto a quello che è il goal finale.

Disporre gli obiettivi in termini numerici permette davvero di usare questi indicatori al meglio, perché rende possibile confrontare i numeri con i numeri, sapendo esattamente a che punto si é.

Le Caratteristiche

Quando si sceglie un KPI va sempre tenuto a mente che, tanti o pochi che siano, bisognerà sempre considerarli in modo gerarchico, con 1 KPI guida, o alcuni MACRO KPI, e più KPIs secondari, detti anche MICRO KPI, che abbiano la caratteristica di essere più controllabili e gestibili.

Per capire meglio:

Nel caso di un sito di informazioni nato da poco, supponiamo una testata giornalistica online, con l'obiettivo di attirare sempre più visitatori e di veder letti i propri articoli di qualità.

I Macro KPIs potrebbero essere il numero di New Users ed il Avg. Time on Page, mentre i Micro KPIs porebbero essere il Bounce Rate, Sessions e Number of sessions per user. 

Lavorando infatti per migliorare Bounce Rate e Numero di sessioni, è altamente probabile che migliorino anche i Macro KPIs.

3 Criteri essenziali per i KPI

Un KPI che si rispetti dovrebbe soddisfare 3 criteri essenziali, deve essere:

RILEVANTE: deve dare un’indicazione immediata sullo stato di salute del business, o di un qualsiasi progetto a cui il KPI si riferisce, a livello generale.

FACILE: deve essere facilmente comunicabile e immediatamente trasmissibile, lo devono capire anche gli altri con facilità.

CONTROLLABILE: non soltanto deve poter essere rappresentabile come numero o trend, ma deve dare indicazioni precise su come poter agire e migliorare immediatamente.

E' molto difficile trovare un KPI dotato di tutte queste 3 caratteristiche contemporaneamente, più si avvicina ad esse, maggiore sarà l’efficacia e l’accuratezza che lo contraddistinguono.

In generale la caratteristica della rilevanza non riesce a convivere con quella della controllabilità, ecco un esempio:

Nel caso di un e-commerce che vende abbigliamento, il KPI fondamentale è ovviamente quello delle vendite, l’obiettivo è vendere sempre più prodotti, magari con un +5% sul numero di pezzi al mese. Se le vendite sono il Macro KPI, i Micro KPIs potrebbero essere il Bounce Rate, le Sessioni da social ed il Posizionamento medio, individuate come le variabili più influenti sul Macro KPI.

Ecco che per poter intervenire e controllare il KPI principale si è dovuti scendere su un secondo livello, perdendo così di rilevanza.

Supponendo che il Bounce Rate sia il Micro KPI più correlato al principale, questa metrica, una volta migliorata, porta in modo diretto miglioramenti al KPI guida. 

In generale, se riesci trovare quella singola metrica che una volta toccata influisce sul Macro KPI, questa viene definita come "that one that matters the most".

Un ultimo aspetto da considerare quando definisci i Key Performance Indicators è di scegliere delle metriche ortogonali. Questo almeno per i Micro KPI, in modo da avere toccate aree diverse del proprio business, ma soprattutto per evitare di avere più KPI che forniscono informazioni simili.

I KPIs da evitare e quelli da scegliere

Esistono anche alcune metriche che non devono essere assolutamente scelte come KPIs.

Sono detti Vanity Metrics gli indicatori che in realtà non ti dicono nulla sulle reali performance del tuo progetto, né tantomeno ti aiutano a comprendere l’efficacia dei tuoi aggiustamenti o implementazioni sul campo.

Un esempio di questa tipologia di metrica sono i followers della pagina social. Se pubblichi con regolarità o semplicemente interagisci giornalmente con i tuoi utenti, è naturale che il loro numero aumenti. Questo avviane perché guadagni in visibilità organica senza fare alcuna implementazione, quindi questa non è assolutamente una buona metrica da scegliere come KPI.

Un'altra tipologia di metriche da evitare sono le cosiddette Lagging Metrics. Queste infatti sono metriche di natura retroattiva, che non danno nessuna informazione sullo stato presente del tuo business. Lo è per esempio il numero di utenti dello scorso mese.

Sono invece da scegliere Leading Metrics. Queste sono metriche di prospettiva, su cui si può lavorare e intervenire ora per un riscontro futuro. Sono Leading metrics in sostanza tutte le metriche non appartenenti alle 2 categorie precedenti, su cui si può lavorare e osservare un risultato delle proprie implementazioni.

Infine...

Hai sicuramente capito cosa sono i KPI e che sono di fondamentale importanza, non solo per poter monitorare un progetto, ma anche per porre degli obiettivi ad un team, o ad un intero business.

Ti guidano con i dati e sono il feedback più immediato che puoi avere rispetto alle tue azioni!

Sono uno strumento potentissimo, ma dato che li scegli tu, devi essere molto attento. Segui bene tutte le indicazioni che hai letto fino a qui, scegli con cura e monitora attentamente.

Prima ancora dei KPIs capisci bene quali sono gli obiettivi del tuo sito e in quale fase di evoluzione sei, ed evita di fare gli errori più comuni leggendo questo articolo, questo ti aiuterà a partire con il piede giusto 😉

Per oggi è tutto,

se hai domande Contattaci, saremo felici di aiutarti!

12 Agosto 2021

I 5 libri più belli sulla Data Visualization

In questo articolo abbiamo deciso di selezionare alcuni tra i migliori libri sulla Data Visualization che pensiamo siano i più utili in questo ambito.

La Data Visualization è una vera e propria scienza, per questo bisogna capirne le fondamenta, la storia, l’evoluzione, ed il modo di usarla.

Grazie ai 5 migliori libri sulla Data Visualization che stiamo per mostrarti, potrai fare un ulteriore passo in avanti, attraverso il fantastico strumento della visualizzazione, capendo come comunicare metriche, storie e dati complessi in modo conciso ed efficace, ma anche stimolante.

Questi sono i libri che abbiamo selezionato:

  1. “Data Visualisation: A Handbook for Data Driven Design” di Andy Kirk
  2. “Storytelling With Data: A Data Visualization Guide for Business Professionals” di Cole Nussbaumer Knaflic
  3. "Data Visualization - A Practical Introduction" di Kieran Healy
  4. “Infographics Designers’ Sketchbooks” di Steven Heller and Rick Landers
  5. “Beautiful Visualization, Looking at Data Through the Eyes of Experts” di Julie Steele, Noah Iliinsky

Vediamoli insieme!

Data Visualisation: A Handbook for Data Driven Design” di Andy Kirk

Questo libro votato tra i "6 migliori libri per i fanatici dei dati" dal Financial Times è un ottimo punto di partenza per approcciare e avvicinarsi alla materia, presenta tantissimi esempi di visualizzazioni e casi pratici, presi dal mondo reale, per far capire bene fino a dove si può spingere l'applicazione della Data Visualization.

Scritto con un linguaggio semplice e con tanti consigli pratici, fornisce anche accesso a tanti strumenti di analisi online più alcuni esercizi per potersi esercitare.
E' uno dei migliori libri per iniziare.

“Storytelling With Data: A Data Visualization Guide for Business Professionals” di Cole Nussbaumer Knaflic

Con questo libro la missione dell'autore è quella di insegnare ai lettori che non è sufficiente mostrare i dati, bisogna raccontare una storia. Knaflic mostra come andare oltre gli strumenti ed i processi tradizionali per raggiungere l'essenza dei dati: mette in evidenza i processi per creare delle dashboard che possano raccontare delle storie con un tasso di engagement molto alto e in un modo comprensibile a chiunque.

Si parla molto dell'audience e di come questa debba essere in grado di comprendere le dashboard, il lettore viene guidato per imparare a lavorare con la Data Visualization senza rischiare di rendere vano il proprio lavoro perché gli utenti finali non sono in grado di capire.

L'autrice ha lavorato per anni con organizzazioni data-driven aiutandole a diffondere i propri messaggi e ideali in forma visiva e questo libro racchiude tutta la sua esperienza.

Data Visualization - A Practical Introduction" di Kieran Healy

Se cerchi un libro che combina teoria ed esercizi pratici in modo facile e comprensivo, questo non può di certo mancare nella tua libreria. Scritto da un professore universitario, egli fornisce i risultati delle sue ricerche e di quelle dei suoi studenti con un focus speciale su R e ggplot2.

Che tu sia agli inizia o già un esperto/a, questo libro comunque ti mostra un lato della Data Visualization divertente ed un modo di comunicare in forma visuale poco conosciuto.

“Infographics Designers’ Sketchbooks” di Steven Heller and Rick Landers

Se non fai fatica nella gestione dei dati, ma nella parte di creazione delle dashboard, questo libro fa al caso tuo!
Ci sono le linee guida per creare delle presentazioni che catturino l'attenzione di chi le guarda e le istruzioni per ogni stage di creazione della dashboard.

Si parla molto di visualizzazione esaminando i lavori dei 50 grafici/designers nel campo analytics più famosi al mondo. L'autore cerca di entrare nella loro testa e di estrapolare i processi creativi, i punti di forza, i dettagli che hanno fatto la differenza, etc.
Come lettore quindi sarai in grado di capire quali sono gli strumenti ed il modo più corretto per approcciare una nuova visualizzazione e di conseguenza il modo di presentare informazioni importanti per trasmettere chiarezza e ispirazione.

“Beautiful Visualization, Looking at Data Through the Eyes of Experts” di Julie Steele, Noah Iliinsky

Questo è uno di una serie di libri chiamata "Beautiful" nel quale gli autori descrivono il design e lo sviluppo di alcune visualizzazioni molto famose esaminando i metodi di lavoro di 24 esperti.

Combinando gli approcci alla visualizzazione di persone molto diverse tra loro: artisti, scienziati, analisti, statisti, etc. il libro riesce a dare molteplici punti di vista e una visione d'insieme riguardo la materia. I maggiori argomenti trattati sono:

  • l'importanza dello storytelling mediante la data visualization
  • l'importanza dei colori e come essi influiscano sulla percezione delle informazioni
  • un bellissimo caso studio riguardo i viaggi in aereo

In Conclusione

Questi sono alcuni tra i libri che maggiormente ti possono aiutare se vuoi lavorare nel mondo della Data Visualization o se vuoi fare un salto di qualità.

Noi per approfondire, abbiamo creato un corso su Tableau, lo strumento più utilizzato per la Data Visualization, dove mettiamo le mani in pasta e vediamo come si lavora con i dati facendo applicazione pratica.
Dai un'occhiata, siamo sicuri che non rimarrai deluso!

E se hai domande Contattaci, saremo felici di aiutarti ðŸ™‚

3 Febbraio 2021

Cosa sono e a cosa servono gli A/B Test

Un A/B Test consiste in un esperimento in cui possiamo somministrare a un pubblico (ad esempio i visitatori del nostro sito web) due versioni differenti (la versione A e la versione B) di una pagina web, di un annuncio, di un testo, di un pulsante...insomma di qualsiasi elemento che vogliamo mettere alla prova.

Che si tratti di tutto un sito o di una sola pagina di un sito,  di una campagna ads o anche di un intera campagna marketing, questo tipo di test ha lo scopo di mostrare quale versione funziona meglio per il goal che ci siamo prefissati, in modo da validare la migliore ipotesi.

Vedremo in questo articolo:

  1. Le basi dell' A/B Testing
  2. Il Multivariate Testing
  3. Come Svolgere gli A/B Test
  4. Conclusioni

Le Basi dell' A/B Testing

Come accennato nell'introduzione, l'A/B Testing è un processo che si usa per vedere quale versione di un prodotto funzioni meglio.

Per capire meglio basti pensare a un sito dove, magari dopo alcune sedute di confronto tra i vari team, è stata cambiata l'interfaccia utente, sono stati cambiati gli elementi CTA, etc. Ora dunque sorge spontanea la domanda: il nuovo sito funziona meglio di quello vecchio?

Allora ecco che entra in gioco l' A/B Test dove, grazie a qualche tool del mestiere, il traffico del sito verrà diviso in 2, una metà degli utenti andrà sul nuovo sito e l'altra metà sul vecchio.

In questo modo, analizzando tutti i dati a disposizione (di cui dovremo impostare la raccolta con GTM) vedremo quale sito ci dà risultati migliori.

Ma nello specifico, cosa vuol dire "funziona meglio"?

Come per i KPI, anche qui devi sapere bene cosa vuoi tracciare e qual é il goal. Quindi quando imposti un A/B Test, ricordati cosa stai andando a verificare: il tasso di conversione dell'intero sito? la percentuale di uscita di una certa landing page? l'efficacia di un elemento CTA? etc.

Il Multivariate Testing

Multivariate Test non sono altro che una tipologia di A/B Test in cui le variazioni non riguardano le pagine del sito, ma il contenuto al loro interno.

Infatti i contenuti di una landing page sono sicuramente una tra le prime cose che determinano se l'utente resta o esce.

Questa tipologia di test mira a mettere in evidenzia quale versione di una pagina è meglio delle altre (sempre in termini di conversione, bounce rate, etc. in base al goal che ti sei prefissato) in termini di contenuti.

Ogni elemento di una pagina ha un impatto e questo tipo di test è molto importante, tuttavia richiede una mole di traffico notevole per dare dei risultati affidabili.

Generalmente prima si fanno gli A/B Test per determinare i layout migliori, e poiMultivariate Test per rifinire ogni pagina. Questo per assicurarsi che tutti gli elementi siano coerenti per una navigazione ottimale.

Come svolgere gli A/B Test

Sicuramente hai già intuito che per svolgere un A/B Test come da manuale esistono dei passaggi imprescindibili da seguire.

Gli obiettivi

Prima di iniziare hai bisogno di capire quali sono i tuoi obiettivi: aumentare le conversioni? aumentare il tempo di permanenza su una pagina? etc. E per capire quali sono i tuoi obiettivi puoi sicuramente partire dai risultati delle tue analisi qualitative oppure dalla tua Customer Journey Map.

I Goals sul sito

Dopo di che è bene tradurre questi obiettivi in termini tali da poter avere un riscontro diretto sul sito. Questo è il punto in cui devi formulare le ipotesi e cercare di capire quali miglioramenti possono portarti verso i tuoi obiettivi. Cambiare il colore di alcuni bottoni? Cambiare i testi? Modificare l'intero layout della pagina?

KPI

Dopo aver formulato le ipotesi e aver scelto quella (o quelle) più solide, anche qui si lavora con i KPI per poter tenere traccia ed avere un riscontro diretto riguardo le implementazioni.

I KPI possono essere sia metriche semplici che composte, ma devono essere rilevanti, facili e controllabili.

Questi ti aiuteranno a tener traccia dei relativi cambiamenti, in meglio o in peggio, delle tue implementazioni.

Le metriche target

Per ultima cosa rimane da definire qual è il target per il tuo test. Questo può riguardare sia numeri assoluti (ad esempio fai il test fino a non avere un certo ammontare di traffico) sia numeri relativi (ad esempio fai il test fino a quando non raggiungi per ogni versione l'ammontare medio delle tue visite mensili). Tutto questo per avere un riscontro il più possibile veritiero.

Poi ovviamente ci sono anche i target per i KPI, ad esempio continui con il test, A/B o anche Multivariate, finché non hai un tasso di conversione che ti soddisfa.

Un Test deve assolutamente prevedere queste variabili: per quanto tempo e fino a dove.

Conclusioni

A questo punto non ti resta che impostare il tutto e partire con i test.

É importante ricordarsi che per poter fare gli A/B Test serve tanto traffico, in modo da avere dei risultati affidabili. Quindi per i siti piccoli è più difficile. Tuttavia resta un metodo per migliorarsi assolutamente tra i migliori, specialmente per chi lavora nel mondo online.

Allo stesso tempo è importante ricordare che spesso non basta un solo A/B Test, questo è proprio un processo che va usato per migliorarsi continuamente.

Se desideri approfondire ulteriormente, ecco il link al nostro webinar gratuito sugli A/B Test.

Speriamo che questo articolo ti sia piaciuto e se hai domande non esitare a scriversi 😉

16 Novembre 2020

Come leggere i dati di Google Analytics

C'è una richiesta che è costante tra i nostri clienti e tra chi in generale utilizza Google Analytics, ed è "Come leggere i dati all'interno del mio account Analytics?"

Bene, oggi vediamo come leggere ed interpretare alcuni tra i più importanti dati che la piattaforma di Google Analytics ci fornisce. 

All’interno di Google Analytics ci sono 78 report standard: in questo articolo ne vedremo alcuni che sono particolarmente utili. 

Prima di partire ricorda che, in generale, per capire al meglio il comportamento degli utenti, la cosa migliore da fare è integrare le analisi quantitative con quelle qualitative. Con le analisi di tipo quantitativo puoi capire dove sono i problemi e quanto sono grandi (ad esempio: nella fase di checkout il 2% non riesce a concludere per problemi tecnici) mentre con quelle di tipo qualitativo puoi capire perché ci sono i problemi.

Se vuoi approfondire la questione analisi qualitative / quantitative qui trovi un articolo che potrebbe interessarti!

Vedrai in questo articolo

I report riguardo i tuoi utenti

I report riguardo il comportamento dei tuoi utenti

Alcune conclusioni finali

Partiamo!

Report Audience 

Questa è la prima macro categoria importante. Qui c’è tutto quello che riguarda gli utenti: chi sono e quello che fanno sul sito.

Overview

Nella parte di Overview ci sono le prime metriche: quanti utenti hanno visitato il sito, quanti di questi utenti erano nuovi, quante sessioni sono state fatte, etc.

Se capisci che cosa indicano le metriche, capisci anche i dati, quindi ecco le principali definizioni:

Le Pageviews sono il numero di volte in cui il tracking code di GA è stato eseguito (compresi i refresh). In pratica le visualizzazioni di pagina totali. 

Le Sessions sono l’insieme di azioni intraprese da un utente in un arco temporale definito (30 min di default, ma puoi personalizzare la durata di questo periodo). Qui puoi trovare un articolo per approfondire.

Gli Users sono il numero di cookie “utente” univoci che hanno visitato il sito, nel periodo selezionato.

Il Bounce Rate è una sessione con una sola hit. Misura la “frequenza di rimbalzo”, ovvero quante persone sono venute sul tuo sito senza fare alcuna interazione. Saper interpretare nel modo giusto questo dato ti permette di non fare errori, qui un articolo che ti aiuterà.

La AVG. Session Duration è la durata media della sessione su sito.

Il rapporto Page/Session indica il numero medio di pagine viste durante una sessione, ricorda che vengono prese in considerazione anche le visite ripetute.

Ora che hai chiare queste prime definizioni puoi comprendere meglio quello che Google Analytics ti fa vedere.

Demographics

Nella parte di Demographics , puoi avere informazioni sull’età, sul sesso, sugli interessi dei tuoi utenti, etc. 

In Geo e Location puoi individuare la regione di provenienza degli utenti, questo dato è molto importante se vuoi verificare l’efficacia delle tue campagne limitate ad alcuni territori: se ad esempio hai speso del budget in campagne pubblicitarie per attirare più visitatori da una certa regione, qui puoi verificare se questo è effettivamente successo. 

Tuttavia ricorda che questo dato non è molto preciso in quanto si basa sugli indirizzi IP, è meglio guardarlo e  considerarlo a livello aggregato.

Technology

Nella parte di Technology puoi vedere da quali browsers gli utenti accedono al tuo sito, se ci sono degli errori per alcuni di essi e di conseguenza se puoi fare delle ottimizzazioni. 

Un tipo di visualizzazione molto utile è quella di comparazione: si mettono a confronto, ad esempio, la metrica “users" con la metrica “ecommerce conversion rate” per vedere qual é il browser con il maggior numero di utenti e con il tasso di conversione migliore.

Un altro report interessante è quello dei Mobile, dove si vede in che percentuale gli utenti accedono da mobile, desktop o tablet. Anche in questo caso, con la funzione comparazione impostata come prima è possibile vedere quali sono le tipologie di dispositivi che per esempio convertono di più, di conseguenza puoi chiederti perché alcuni dispositivi non convertano, o convertono sotto la media, e cercare di risolvere il problema.

Report Behaviour

In questa macro categoria di Google Analytics vengono esposti i dati riguardo al comportamento degli utenti sul tuo sito.

Site content

Nella parte di Site content puoi vedere le pagine che sono state le più visualizzate sul tuo sito. Un consiglio è di non guardare il bounce rate in questo report per le sole pagine di ingresso, ma nel report delle Landing pages. In tal modo vedrai qual é stata la prima pagina di ogni sessione e se è stata lasciata o se l’utente ha continuato a navigare dopo essere arrivato lì.

Con il Navigation summary, sempre nel Site content report, puoi invece vedere pagina per pagina cosa succede. Ad esempio quante volte una pagina è stata quella di ingresso per la sessione, quante volte è stata quella di uscita, etc.

Landing Pages

Un altro report fondamentale è il quello delle Landing pages, che, come ricordato poco sopra, in Google Analytics mostra le pagine di ingresso della sessione, ovvero la prima pagina. 

Qui ha molto senso analizzare il bounce rate: quali sono le pagine di ingresso che hanno un alto tasso di bounce? Cioè le pagine in cui le persone entrano e vanno via visualizzando solamente la pagina, senza neanche scrollare. Questo ti fa capire che gli utenti in una determinata pagina non hanno trovato quello che cercavano.

Ordinando i dati di questa schermata secondo il “sort type”: weighted, avrai i dati messi in ordine secondo una percentuale pesata, dove google tiene in considerazione vari fattori, tra i quali anche il numero di sessioni. Avrai così in ordine le pagine sia con il bounce rate più alto che quelle con più visite e interazioni.

Sempre nel report delle Landing pages puoi fare una comparazione tra le “sessions” e il “ecommerce conversion rate”, avendo così in ordine le pagine con più sessioni in ordine decrescente e vicino, a confronto, anche il rispettivo tasso di conversione.

Questa tipologia di visualizzazione è particolarmente utile perchè ti dice quali sono pagine di ingresso dei visitatori che hanno il tasso di conversione più alto e di conseguenza puoi capire quali pagine performano meglio o peggio in relazione a quello che può essere un tuo goal.

Se ti accorgi, ad esempio, che le sessioni che iniziano sulla home page hanno un tasso di conversione molto inferiore alla media, puoi cercare di lavorare sulla home page per migliorare il flusso e l’esperienza utente in modo da creare un percorso migliore verso la conversione, oppure di guidare direttamente i tuoi utenti al sito in modo che arrivino, in termini di prima pagina della sessione, su una delle landing pages con il maggior tasso di conversione.

In generale Google Analytics ti dà la possibilità di filtrare i dati, di escluderli o di visualizzarli nel modo che ti è più utile. 

Exit pages

Un altro report interessante della categoria Behaviour è quello delle Pagine in uscita

Chiaramente ogni sessione ha un’uscita. L’ideale sarebbe avere questa pagina corrispondente alla thank you page, cioè avere un utente che ha lasciato un contatto o che ha comprato.

Se usi il filtro "non converters" puoi vedere ancora meglio le principali pagine di uscita del segmento di quelli che non hanno convertito.

Anche il report Speed Suggestions ti dà informazioni utili. GA ti mette in evidenza quali sono le pagine del tuo sito con un tempo di caricamento più elevato, quelle che verosimilmente fanno andare via gli utenti, e ti mostra dunque se ci sono delle migliorie che puoi apportare.

Il report Side search mostra che cosa ha hanno cercato gli utenti sul sito se hai una barra di ricerca, facendoti capire così se alcuni prodotti sono difficili da trovare dentro il sito o se gli utenti cercano qualcosa che non hai.

Infine...

Uno dei modi più veloci per ricavare informazioni di valore consiste nell'identificare gli outliers, ovvero picchi che a prima vista sembrano anomali, sia in positivo che in negativo, per scovare potenziali implementazioni delle best practices o la risoluzione di alcune problematiche. 

Restando poi in Google Analytics, ci sono tantissimi report, non solo nelle categorie viste fino ad ora, ma riguardo anche a quali sono i principali canali di acquisizione, nella sezione Acquisition, o riguardo le conversioni ed i goals, nella sezione Conversions, etc.

Scoprili sul nostro blog!

Conclusione

Speriamo che questo articolo ti abbia fatto scoprire informazioni utili (puoi approfondire guardando il nostro webinar on demand) e vogliamo lasciarti un altro articolo dove scoprirai altre tipologie di report molto interessanti che puoi scovare all'interno di Google Analytics.

Se sei curioso/a riguardo agli upgrade di GA, ecco un articolo sul nuovissimo su Google Analytics 4.

In caso avessidomande Contattaci, saremo felici di aiutarti.

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21 Ottobre 2020

Cosa fare quando il tuo sito non converte

Oggi vorrei parlarti di una domanda che ci viene spesso fatta e che è più o meno così: Il mio sito non converte come vorrei, come mai?

Bene, vediamo come scoprirlo in questo breve articolo.

Come capire come mai il sito non converte

Per rispondere a questa domanda è utile integrare analisi quantitative e qualitative, questo perché le analisi quantitative, in particolare quelle con i dati di Google Analytics, ci permettono di capire il che cosa (dove sono i problemi) ed il quanto (quanto sono grandi), ma non sempre ci aiutano ad identificare le motivazioni e di conseguenza le soluzioni.

Un esempio?

Posso identificare le pagine con i tassi di conversione peggiori, ma per capire il motivo la soluzione migliore è chiedere direttamente ai miei utenti.

Ecco allora alcuni consigli Digital Pills per impostare velocemente e correttamente alcune analisi.

Quali analisi fare per scoprire come mail il sito non converte come vorremmo

Utilizzando Google Analytics prova ad individuare le aree del sito con opportunità di ottimizzazione. Gli approcci che puoi utilizzare sono tantissimi, eccone alcuni tra i nostri preferiti:

  • cerca i punti di drop off del tuo funnel di acquisizione: da dove se ne vanno i visitatori?
    Quale step del percorso è particolarmente critico?
    Se hai un e-commerce c’è un report apposito che ti permette di individuarli: si chiama “Shopping Behaviour Funnel"

 

  • Cerca trend tra le pagine più visitate o le principali pagine di atterraggio e i tassi di conversioni o i tassi di uscita: Cosa accomuna le pagine più performanti? e quelle meno performanti?

 

  • Cerca correlazioni: c’è un qualche tipo di correlazione tra gli iscritti alla newsletter e le conversioni? c’è un segmento di utenti particolarmente propenso alla conversione o meno propenso?

A questo punto avrai alcuni spunti. Continua a investigare con ricerche qualitative.

 

Le analisi qualitative possono aiutarti

Ecco alcuni esempi di analisi qualitative che puoi fare:

  • Ti sei accorto che uno step critico del funnel è rappresentato dalle pagine di categoria.
     Conduci degli
    User testing con 5-6 persone per capire dove si bloccano.
    Prepara dei task precisi da fargli fare, chiedi loro di parlare ad alta voce mentre navigano esponendo tutti i loro dubbi. La maggior parte dei grandi problemi di usabilità li troverai semplicemente così. I filtri presenti sono quelli più adatti? Riescono a trovare velocemente il prodotto che stanno cercano? Hanno tutte le informazioni che vogliono? Potrai rispondere a queste e molte altre domande

 

  • Hai individuato alcune pagine prodotto con un tasso di aggiunta al carrello inferiore alla media.
    Progetta un
    micro survey online che compare al visitatore quando sta per abbandonare la pagina chiedendogli perché non ha aggiunto il prodotto al carrello. Se hai abbastanza traffico raccoglierai molti feedback utili.
    Ricordati però che alcuni utenti trovano questi sondaggi intrusivi, quindi non lasciarli online troppo a lungo

 

  • Il problema si trova sulla landing page di una campagna a pagamento che ha un bounce rate molto alto.
    La maggior parte delle volte i primissimi attimi sono i responsabili del bounce: c’è qualcosa nella sezione above the fold che proprio non convince e blocca l’utente. In questo caso il
    5 second test può essere molto utile.  Apri la pagina in questione sul tuo cellulare, ferma una persona che non conosce il tuo sito, fagli vedere l’immagine per 5 secondi e poi chiedigli a cosa pensa si riferisca e cosa ne pensa. Le risposte ti sorprenderanno. 

 

 

Conclusioni

Quando analizzi una landing page considera che un altro fattore molto importante è rappresentato dalla coerenza/rilevanza del messaggio: il messaggio della landing è coerente con quello dell’annuncio? il tono che usi e la CTA sono in linea con le aspettative del cliente e con la fase in cui si trova l’utente?

Speriamo l'articolo ti sia piaciuto e se hai domande non esitare a contattarci!

 

23 Giugno 2020

Metriche Core Web Vitals: cosa sono e come tracciarle

Oggi parliamo delle Metriche Core Web Vitals e scopriamo perché sono così importanti.

I proprietari dei siti web non dovrebbero essere dei guru delle performance per capire che tipo di esperienza stanno fornendo ai loro utenti.

Con questa frase Google ha annunciato l'iniziativa Web Vitals 2020, che ha l'obiettivo di identificare le 3 metriche chiave per descrivere l'esperienza dei visitatori di un sito web.

  1. Largest Contentful Paint
  2. Fist Input Delay
  3. Cumulative Layout Shift

Le tre core web vitals

Nell'articolo di oggi vedremo quali sono queste metriche e come possono essere misurate.

1. LARGEST CONTENTFUL PAINT (LCP)

Questa metrica misura la performance di caricamento di una pagina. Per avere un risultato buono, questo valore deve essere inferiore a 2,5 secondi. A differenza della "vecchie" metriche, il Largest Contentful Paint dovrebbe essere molto più accurata e permettere di farsi un'idea molto più precisa della reale esperienza di un visitatore.

Per ottenerla si misura il tempo che impiega ad essere visualizzato il più grande elemento presente all'interno della viewport (inteso in termini di dimensioni sullo schermo, non di peso in Kb).

largest contentful paint

Per capirlo basta guardare l'immagine qui sopra, dove viene evidenziato sul sito di Instagram e su Google l'elemento più grande della pagina. Nel caso di Instagram ad esempio è il logo, che viene caricato al terzo step nell'immagine.
Per approfondire questa metrica si può visitare la pagina realizzata da Google, molto dettagliata e interessante.

2. FIRST INPUT DELAY (FID)

Il First Input Delay misura il tempo necessario perché l'utente possa interagire con la pagina che sta visitando. Per avere un buon risultato, questa metrica deve essere inferiore a 100ms. Come vi sarà capitato, molto spesso quando visitiamo un sito dobbiamo aspettare un po' di tempo prima di poter interagire con la pagina. Questo perché in quei momenti il nostro browser è occupato a fare altro, ad esempio caricare JS o altri elementi.

Secondo Google, per fornire una user experience di alto livello il visitatore deve essere in grado di interagire con la pagina in meno di 100 millisecondi. Anche per questa metrica è stata realizzata una pagina ad hoc molto dettagliata che potrete trovare a questo link.

3. CUMULATIVE LAYOUT SHIFT (CLS)

Quante volte vi è capitato di visitare un sito, essere sul punto di cliccare un bottone, ma proprio mentre lo state cliccando tutta la pagina si muove e così finite per cliccare quello che non volevate? O magari state leggendo un articolo su un sito di news, tutta la pagina si sposta e voi perdete il segno?
Questa metrica si propone appunto di misurare tutti gli spostamenti inaspettati della pagina, durante tutta la sua vita sullo schermo dell'utente. Per avere un valore buono, il CLS deve essere inferiore a 0,1. Per approfondire ecco il link ufficiale di Google.

Queste erano le 3 principali Metriche Core Web Vitals, ora vediamo come misurarle.

Come si possono misurare i valori delle Core Web Vitals?

Abbiamo a disposizione 3 possibili strade, ognuna con i suoi pro e contro. Per questo abbiamo realizzato un articolo per ognuna delle soluzioni che la illustra nel dettaglio, clicca sul relativo link per scoprire come procedere!

  1. Utilizzare lo strumento Page Speed Insights che si trova a questo link. Questa tecnica è consigliata per avere un'idea di massima di come sta performando il sito in generale, ma ha diversi limiti che illustriamo nel dettaglio nell'articolo, clicca qui per leggerlo!
  2. Accedere al database pubblico su Big Query dei dati degli utenti di Chrome. Questa tecnica è consigliata a tutti coloro che vogliono approfondire i dati e segmentarli per paese, dispositivo e tipo di connessione. Anche qui abbiamo però alcuni limiti, clicca qui per leggere come accedere ai dati su Big Query.
  3. Impostare un sistema di monitoraggio con GTM sfruttando le API. Questa sicuramente è l'opzione che ci piace di più, abbiamo creato un articolo dettagliato per spiegare come procedere e un container da importare in pochi click per iniziare a tracciare senza nessun problema!

Quale di questi approcci ti interessa o convince di più? Faccelo sapere nei commenti!

8 Novembre 2018

Data driven marketing: cos’è e perché è importante

Cosa vedremo in questo articolo:

In questo articolo parleremo di un approccio tanto discusso quanto innovativo: il data driven marketing, ovvero il marketing guidato dai dati. Vedremo innanzitutto che cosa significa utilizzare i dati per le proprie strategie di marketing e perché è quasi impossibile farne a meno. Parleremo di quali dati è utile raccogliere e soprattutto capiremo perché è utile non esagerare nella loro raccolta. Tutto questo rispettando le normative sul trattamento dei dati personali.

Adesso possiamo passare alla parte succosa: vediamo quindi in che cosa consiste il marketing basato sui dati.

Che cos’è il DATA DRIVEN MARKETING?

Il data driven marketing è un approccio innovativo che fonde i principi del marketing tradizionale con le nuove tecnologie di raccolta e analisi dati sugli utenti.

A quale fine? L'obiettivo è creare strategie commerciali e di contenuto mirate ad attirare il target (che grazie all'utilizzo dei dati si conosce - o dovrebbe conoscere - benissimo).

Lo scopo del data driven marketing è infatti quello di utilizzare i dati degli utenti per creare delle strategie di marketing e comunicazione che siano in grado di rispondere alle esigenze specifiche dei diversi target a cui l’azienda si rivolge.

Semplificando: il fine del data driven marketing è la personalizzazione dell’offerta e dei contenuti.

La raccolta dei dati e la loro analisi permettono di “coccolare” i nostri clienti, farli interagire con il nostro sito in maniera positiva, attraverso strategie e tecniche mirate per ogni segmento del nostro mercato.

Il marketing basato sui dati serve a dare all’utente un’esperienza di interazione con il nostro brand unica, basata sulle sue preferenze, personalizzata appunto.

Avete presente quando vi trovate nell’homepage di Amazon? Beh, il telefono nuovo è sempre lì, pronto ad essere acquistato. Amazon sa che lo vuoi, e te lo mette lì, bene in vista.

Ma a quale scopo un’azienda dovrebbe raccogliere i dati sui propri utenti?

I risultati di una ricerca di Teradata del 2015 dimostrano che oltre il 70% degli operatori di marketing si dichiara consapevole dell’importanza dell’utilizzo dei dati nelle strategie aziendali indicando vantaggi come:

  • la personalizzazione del messaggio di marketing e comunicazione
  • la realizzazione di un’esperienza migliore per i clienti che torneranno più volentieri nel sito e ricorderanno più facilemente il brand
  • l’abbassamento del rischio dell’investimento

Ciò che si ottiene, molto semplicemente, è la fidelizzazione alla nostra azienda e, quindi, l’aumento del fatturato (o delle visite, se non si ha un e-commerce).

Un utente “coccolato”, che trova facilmente ciò di cui ha bisogno sul vostro sito, ci tornerà volentieri, e ci tornerà spesso.

Quali sono quindi i benefici dell'utilizzo di una strategia di data driven marketing?

Il primo è il fatto quello di conoscere bene il proprio target e quindi di potersi rivolgere ai consumatori giusti. Gli annunci pubblicitari e i messaggi di content marketing si possono ottimizzare ed essere mostrati a quelle persone per cui la nostra offerta ha molte probabilità di essere rilevante.

Il secondo, strettamente collegato al primo è quello di poter creare dei messaggi strettamente rilevanti. Ormai l'era dei messaggi generici è superata e se si vogliono conquistare davvero i consumatori è necessario comunicare e offrire prodotti che siano in linea con le loro credenze ed i loro bisogni.

Dimostrata l'utilità della raccolta dei dati e del loro utilizzo, come facciamo a capire i dati di cui abbiamo bisogno per sviluppare le nostre strategie di marketing?

Vediamo quali dati è utile raccogliere per sviluppare al meglio le nostre strategie di marketing.

La tecnologia oggi ci permette di sfruttare i dati sulla navigazione dei nostri visitatori. Le loro interazioni online con il nostro brand e ci può aiutare a sviluppare delle strategie di marketing molto più targetizzate a specifici segmenti del mercato.

Vediamo quindi quali dati è utile raccogliere:

  1. Dati demografici: come l’età, il genere, il luogo di provenienza.
  2. Dati comportamentali: ovvero come interagiscono gli utenti con il nostro sito.
  3. Informazioni e dati come il tempo di permanenza sul nostro sito, l’user journey, la tipologia dei contenuti che più ricercano, le parole chiave che più utilizzano, sono fondamentali per le nostre strategie di marketing.

L’unione di questi dati ci porta ad avere un ritratto davvero approfondito del nostro target: sappiamo chi è e di cosa ha bisogno. A questo punto si può elaborare una strategia di marketing mirata ad attirare la sua attenzione: noi gli possiamo dare quello che desiderano.

A questo proposito: abbiamo scritto alcuni contenuti sullo studio del target che potrebbero esserti utili. Il primo riguarda il content marketing rivolto al tuo target, e puoi leggerlo quiIl secondo invece riguarda le survey sui tuoi consumatori, che possono esserti particolarmente utili nella fase iniziale di raccolta dei dati, puoi leggerlo qui.

Tornando a noi: quanto può essere efficace una strategia di marketing sviluppata a partire dai dati? Tanto, tantissimo. Quest’approccio basato sui dati consente di avere particolare efficacia sotto qualsiasi punto di vista, sia che si tratti di un’esigenza comunicativa oppure di una decisione strategica.

Super interessante, vero? Ma bisogna fare molta attenzione...

Raccogliere ed analizzare i dati nel rispetto dei limiti della legge è fondamentale.

Usare i dati per prendere decisioni di marketing offre enormi opportunità ma il rischio è quello di calpestare i diritti alla privacy e alla sicurezza delle persone che interagiscono quotidianamente con il nostro sito ed il nostro brand.

Perché se da una parte fa comodo a tutti tenere sotto controllo i voli per Bali del prossimo luglio, dall’altra ci disturba sempre un po’ sapere di essere costantemente “osservati”.

Quello che possiamo consigliarvi è di trovare un giusto equilibrio tra ciò di cui avete bisogno e ciò che è giusto sapere dei vostri utenti, soprattutto dato le recenti leggi in merito al trattamento dei dati personali.

Se vuoi approfondire l’argomento, abbiamo scritto questo articolo sul GDPR (General Data Protection Regulation), la nuova regolamentazione europea in materia di tracciamento ed utilizzo dei dati.

Conclusioni

L’utilizzo dei dati per le strategie di marketing sta diventando sempre più importante. Fornire ai nostri visitatori un’esperienza unica e personalizzata è ormai una prerogativa all’aumento delle visite e del fatturato delle nostre aziende.

Se ti abbiamo convinto e ormai pensi di non poter fare più a meno dei dati, ti invitiamo a leggere il nostro articolo su come installare, configurare ed utilizzare correttamente Google AnalyticsPrima vogliamo consigliarti, però, di non farti sopraffare da tutti i dati che si possono raccogliere: prima di impazzire e sbattere la testa imprecando contro Google Analytics pensa a lungo su ciò di cui hai veramente bisogno e soprattutto sul perché, poi inizia ad avventurarti nel magico mondo dei dati.

Ricorda inoltre che il data driven marketing non è fatto di soli numeri: quando passi tutto il tempo a pensare alle statistiche, è molto facile dimenticarti che sono delle persone a generarle. Utilizza anche delle tecniche di ricerca qualitativa: puoi trovare qualche spunto interessante qui.

Tra l’altro, se vuoi un compagno di avventure nel tuo percorso di raccolta ed utilizzo dei dati, il nostro blog è probabilmente un valido amico. Iscriviti alla nostra newsletter per restare sempre aggiornato 😉

11 Ottobre 2018

Cos’è Hotjar e come utilizzarlo

In questo articolo vedremo insieme che cos'è Hotjar, perché utilizzarlo e per quali tipi di analisi. Vedremo i concetti di mappe di calore, registrazioni e sondaggi.

Che cos'è Hotjar

Hotjar è uno strumento molto utile per chi si occupa di analisi dati. Ci permette di capire in modo visivo come gli utenti si comportano su pagine specifiche del nostro sito. Per dirlo con le loro parole "the fast & visual way to understand your users".

Perché usare Hotjar

Ora che sai cos'è Hotjar, prima di partire facciamo una premessa: come Digital Pills non abbiamo nessun interesse a consigliare Hotjar, ci sono molti altri strumenti che vanno altrettanto bene. Parliamo di Hotjar perché è conosciuto, ha una versione gratuita ed è quello che utilizziamo con la maggior parte dei nostri clienti. Nel caso tu conosca altri strumenti scrivi ad hello@digitalpills.it per avere la nostra opinione in merito.

Premessa fatta, veniamo al dunque. Il lavoro di chi fa analisi dati è molto complesso (anche molto divertente), ma spesso ci troviamo di fronte a dei vicoli ciechi. Ad esempio, grazie ad Analytics ci siamo resi conto che una pagina importante del nostro sito, una pagina di vendita (per esempio) ha un tasso di conversione molto basso. Abbiamo capito che gli utenti si bloccano su quella pagina e per qualche motivo non procedono verso il checkout e quindi verso l'acquisto dei prodotti.

Ricordiamoci sempre gli obiettivi delle nostre analisi e delle seguenti ottimizzazioni. È importante ragionare per obiettivi di lungo termine (ad esempio raccolta di lead o acquisto prodotti) e non per micro obiettivi. I micro obiettivi sono utili se ci permettono di raggiungere il nostro obiettivo reale, altrimenti vanno trascurati.

Torniamo a noi: una volta identificato il problema, Google Analytics non ci dice molto altro, possiamo sapere il tempo speso sulla pagina, il bounce rate, se lo abbiamo impostato anche lo scroll rate, ma è molto difficile identificare i motivi delle basse performance. Ed è qui che Hotjar ci viene in aiuto.

Quali tipi di analisi possiamo fare con Hotjar

Hotjar permette di fare molte analisi, le più utili secondo noi sono 3: heatmaps, recording e polls.

Le heatmaps (mappe di calore)

Questo strumento, una volta configurato, ci permette di approfondire con analisi quantitative il comportamento degli utenti su una pagina specifica. Da questo report possiamo ricavare fondamentalmente 3 informazioni (suddivise per Device):

hotjar

  • Dove gli utenti cliccano. Possiamo vedere ad esempio se alcune aree del sito non sono cliccabili, ma gli utenti cercano comunque di selezionarle.
  • Come gli utenti si muovono all'interno della pagina. Immaginiamo di voler capire come gli utenti utilizzano il menu, questa analisi ci può dare delle informazioni interessanti su come gli utenti si muovono all'interno della pagina.
  • Lo scroll rate. Fino a che punto della pagine gli utenti scendono in media? Se ad esempio la nostra call to action si trova oltre la metà della pagina e solo il 40% degli utenti ci arriva, vuol dire che il 60% delle persone che visita la pagina non avrà visualizzato il messaggio principale che volevamo far passare.

Tutto questo diviso per device ci può dare delle informazioni molto importanti sul comportamento e su possibili ottimizzazioni. Ipotizziamo per esempio che la nostra sales page sia stata pensata da desktop, ma che il nostro traffico sia principalmente da mobile. Magari da desktop funziona molto bene, mentre da mobile le performance sono pessime.

Le stesse analisi si potrebbero fare con Google Analytics, ma prenderebbero moltissimo tempo per il set-up.

I recordings (registrazioni)

hotjar recordings

Siamo quindi arrivati al punto in cui abbiamo identificato l'esistenza di un problema, grazie alle mappe di calore abbiamo capito un po' di più sulle motivazioni, ma ci mancano dei dati qualitativi per trarre le conclusioni e procedere con le ottimizzazioni. Hotjar ci mette a disposizione le registrazioni. Possiamo ad esempio andare a vedere come gli utenti utilizzano il nostro sito da desktop rispetto a come lo utilizzano da mobile. Su quali testi si soffermano, cosa invece viene saltato completamente. Se abbiamo anche già identificato possibili problemi con le mappe di calore possiamo andare ad analizzare elementi specifici per risolverli. Se per esempio sappiamo che da mobile le persone non arrivano fino in fondo alla pagina possiamo cercare di identificare quali siano i contenuti su cui le persone si soffermano e che riteniamo più importanti.

Questo report ci fornisce delle analisi qualitative che devono essere utilizzate per capire nel dettaglio come risolvere un problema già identificato a livello quantitativo.

I polls (sondaggi)

sondaggi hotjar

I sondaggi sono l'ultimo dei report che consigliamo di utilizzare. Ci servono per trasformare le analisi viste sopra in feedback dei nostri utenti. Se per esempio abbiamo capito che le persone che arrivano sulla nostra pagina di vendita escono senza fare niente, senza neanche arrivare alla call to action, possiamo ad esempio chiedere "che cosa manca secondo te in questa pagina?".

Lo sappiamo, vi state chiedendo: "chi risponderà?" Anche noi la pensavamo allo stesso modo, ma ci siamo stupiti del contrario. Queste risposte sono oro colato per noi, perché ci permettono di trovare la risposta al problema senza troppi sforzi e soprattutto senza basarci sulle nostri opinioni, ma sui feedback degli utenti (che alla fine sono le persone che comprano il nostro prodotto).

Conclusioni su Hotjar

Una volta identificata un'area da ottimizzare, Hotjar ci permette di fare un passo in avanti sulla ricerca dei problemi e delle motivazioni unendo analisi qualitative e quantitative.

Ora che hai scoperto cos'è Hotjar, non ti resta che usarlo e sfruttarlo al massimo! Se hai qualche domanda non esitare a contattarci, saremo felici di aiutarti!

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