Quando si parla di Digital Transformation molti pensano si tratti di investire nelle ultimissime tecnologie d’avanguardia, come un sistema informatico nuovo di zecca, un servizio cloud, o un software di gestione costosissimo. Insomma, accaparrarsi le tecnologie di ultima generazione con la promessa di trasformare l’azienda e renderla pronta per il futuro.

La verità dei fatti però è ben diversa.

Parlare di Digital Transformation significa parlare di strategia.

Vuol dire iniziare un processo di trasformazione dell’intera struttura aziendale, ragionare su orizzonti temporali medio-lunghi e coinvolgere diverse funzioni.

Sentirsi scoraggiati di fronte a questa prospettiva è comune, in quanto sembra un grande impegno, sia in termini di tempi e costi, a fronte di vantaggi apparentemente poco chiari. Considerazioni che portano inevitabilmente a frenare l’entusiasmo verso queste iniziative.

Ma è davvero una questione di “o tutto o niente” quando parliamo di Digital Transformation

Ovviamente no. È importante ribadire che questo processo di trasformazione ha diversi gradi di sviluppo, e il come viene applicato deve sempre essere commisurato ed allineato agli obiettivi aziendali.

Sono molte le convinzioni erronee che bloccano sul nascere questo tipo di iniziative nelle aziende di tutto il mondo, facendole posticipare ad un futuro non definito.

A guardare i dati, pare che questo futuro sia arrivato.

Sembra infatti che interi settori abbiano preso alla lettera il consiglio di Churchill: “Mai sprecare una buona crisi!”.

Per effetto del Covid-19, moltissime aziende hanno dovuto cambiare dinamiche lavorative, processi produttivi o interi modelli di business. E molto di tutte queste trasformazioni sono qui per restare e prosperare.

Difficilmente lo smart working, l’ecommerce o i meeting da remoto verranno abbandonati in toto per tornare a come si faceva prima. E non sono le uniche cose che sono cambiate.

In questo momento ogni azienda, dalla multinazionale al piccolo negozio, si trova a dover affrontare queste e nuove sfide tecnologiche. La domanda che sorge spontanea è: come muoversi al meglio per non “restare indietro” sull’innovazione ma anzi goderne tutti i benefici?

In questo articolo vogliamo illustrare come fare della trasformazione digitale un’occasione di crescita per le aziende. Partiremo dal capirne le modalità e applicazioni per diverse aziende, sfateremo qualche preconcetto sul tema, e vedremo come ora sia il momento giusto per farlo, basandoci sui dati reali del mercato italiano.


Cosa vuol dire Digital Transformation?

Per sviluppare una strategia che permetta di ottenere il massimo valore da qualsiasi investimento in nuove tecnologie, occorre avere ben chiaro il contesto in cui esse andranno ad operare e il reale vantaggio che possono offrire.

Il rischio di non fare questo tipo di considerazioni è molto elevato: si tratta non solo di fare un investimento (spesso ingente) che non porta risultati, ma al contempo di impattare negativamente altre attività critiche.

Basti pensare a quanti danni potrebbe fare la scelta di un sistema di gestione pagamenti non in linea con le proprie necessità. Non solo il costo di adozione è solitamente elevato, ma tutte le funzioni aziendali che ne dipendono si ritroverebbero impattate da questa scelta. Per non parlare degli eventuali costi di errori d’uso o disallineamenti con altre tecnologie già in uso.

Per analizzare il contesto in cui si opera e identificare la maturità aziendale in ambito tecnologico, il modo più affidabile è valutare la capacità di utilizzare i dati all’interno dell’azienda. 

Seguendo questo criterio, secondo Mohan Subramaniam, professore associato alla Carroll School of Management del Boston College, si possono definire 4 gradi di maturità aziendale:


1. Efficienza Operativa

Si tratta della capacità dell’azienda di utilizzare tecnologie e sistemi di raccolta dati avanzati all’interno delle sue operations. Queste condizioni rendono possibile utilizzare i dati prodotti per il miglioramento costante dei processi stessi.

In aziende di prodotto questo potrebbe tradursi in sistemi di produzione integrati con sensori avanzati, in grado di fornire feedback istantanei e mirati in caso di difetti o malfunzionamenti, riducendo col tempo sensibilmente i tempi e costi.

Per quanto riguarda invece l’ambito digital, questa fase si potrebbe tradurre invece nell’impiego di soluzioni di raccolta ed elaborazione dati più solide e strutturate, in grado di fornire indicazioni azionabili per il miglioramento delle performance su canali digital.  Un esempio: l’utilizzo sul proprio sito web di una soluzione di tracciamento avanzata come il Server-Side tracking, in grado di fornire dati affidabili e mirati sulle performance del proprio sito.


2. Efficienza Operativa Avanzata

In questo grado di maturità, l’azienda è in grado non solo di raccogliere ed elaborare dati interni (provenienti cioè direttamente da asset proprietari), ma è in grado di utilizzare ed integrare i dati generati dall’interazione dei clienti con i propri prodotti.

Diventa quindi possibile ottimizzare prodotti/servizi non soltanto sulla base di osservazioni interne, ma di ricevere feedback, diretti o processati, da parte dei clienti. 

Questo apre un ventaglio di nuovi potenziali sviluppi per aziende che abbiano accesso a dati dagli utenti. Il passo dal grado precedente è molto più importante di quanto possa sembrare. In questa fase è infatti richiesta la capacità operativa non solo di raccogliere ed organizzare i dati da diverse fonti, ma anche la capacità di saperli leggere e tradurre in insight azionabili per migliorare i propri prodotti.

Prendendo i due esempi di prima, per un'azienda di prodotto si traduce nella capacità di monitorare l’uso dei prodotti da parte dei clienti, individuando pattern di comportamento che possano indicare margini di miglioramento, come nuove funzioni o modifiche.

In ambito digital, questo grado di maturità può coincidere con la capacità di un’azienda di ricostruire nella sua interezza le interazioni e i dati prodotti dai propri clienti tramite canali digitali e non. Nella pratica, questo può tradursi nella creazione di una data pipeline che colleghi diverse fonti dati, permettendo di ricostruire un profilo cliente completo, in grado di evidenziare opportunità di miglioramento dei prodotti o del servizio offerto.


3. Servizi basati sui dati della catena del valore

Questo terzo livello rappresenta la capacità di un’azienda di creare servizi e conseguentemente nuove linee di business a partire dai dati che riceve dall’uso dei suoi prodotti e servizi.

Si tratta di un grado in cui l’uso dei dati non diventa più fonte di ottimizzazione, ma una vera e propria soluzione per generare revenue.

Nel caso di aziende di produzione, può voler dire essere in grado di offrire un servizio aggiuntivo ai clienti basato interamente sui dati raccolti e processati. Un esempio sono le aziende aeronautiche che offrono servizi di ottimizzazione dei consumi per i propri velivoli, proponendo un modello di revenue basato sui risultati: più risparmio garantiscono, maggiori sono i loro guadagni sul servizio.

Nel digitale si applicano le stesse logiche, ovvero la capacità di saper creare nuove linee di business che facciano leva sulla mole di dati raccolta. Questo può tradursi in diversi modi a seconda delle tipologie di dati disponibili, la capacità di elaborarli e le caratteristiche del proprio business.


4. Servizi basati su dati di piattaforme digitali

Questo grado non è necessariamente ottenibile da tutte le aziende, in quanto consiste nella capacità di creare servizi a partire dai propri dati di prodotto e tradurli in soluzioni digitali.

Per fare un esempio, aziende di prodotti di consumo che raccolgono dati sulle interazioni degli utenti possono utilizzare quei dati per creare servizi digitali che rispondano a necessità degli utenti non attinenti al loro ambito di produzione. Ad esempio aziende di elettrodomestici che raccolgono informazioni approfondite sui consumi e comportamenti dei loro clienti potrebbero fornire come servizio dati ed analisi di consumo a società di servizi interessati. 

Nell’ambito digitale questo grado è simile a come Google Maps offre consigli di trasporto proponendo soluzioni esterne come car sharing o micro-mobility.


A quale grado occorre arrivare?

La risposta migliore è: dipende.

Non tutte le aziende e le tipologie di business infatti devono o possono raggiungere tutti questi gradi di trasformazione digitale, ma è importante che siano consapevoli di quali siano le possibilità che comporta attuare una trasformazione digitale.

La strategia migliore, che porti benefici concreti alla propria azienda, dipende da molteplici variabili come settore, budget, grado raggiunto, asset disponibili, competenze, ecc.

In questi casi, l’importante è capire il proprio punto di partenza per poter da lì costruire una strategia aziendale sostenibile che porti innovazione, senza farsi fermare in partenza da preconcetti.

Per aiutare in questo, ne abbiamo riportato alcuni individuati da George Westerman, ricercatore principale per l'apprendimento della forza lavoro nel World Education Lab del MIT. 


5 preconcetti sfatati dal COVID


1. Per i clienti è importante il “tocco umano”

Durante il periodo di lockdown gli acquisti per molte tipologie di prodotti non sono calati e i brand che hanno investito nella progettazione di una esperienza digitale ben strutturata hanno visto le proprie vendite addirittura aumentare. 

In molti casi, l’adozione di soluzioni per la personalizzazione degli acquisti che facessero leva sui dati di comportamenti degli utenti hanno permesso di offrire un’esperienza d’acquisto anche superiore, in termini di soddisfazione, rispetto al contatto diretto.


2. La regolamentazione blocca la trasformazione digitale

Spesso gli enti regolatori sono oggetto di critiche dal mondo industriale, in quanto una eccessiva regolamentazione sarebbe deleteria per la diffusione dell’innovazione.

E tuttavia in questo periodo di pandemia molte industrie hanno visto importanti aperture all’implementazione di soluzioni digitali avanzate. Un esempio è il caso dell'industria medica, nella quale molti operatori come medici e farmacisti hanno attivato servizi di telemedicina per sopperire all’impossibilità di svolgere visite di persona.


3. Meglio essere un “rapido follower”

Non sono in molti a voler essere i primi a sperimentare una nuova soluzione, adottare l’ultima tecnologia disponibile, testare un nuovo modello. In molti casi, maggiore è la solidità della posizione nel mercato, maggiore è l’avversione al rischio del management di un’impresa.

Questo fenomeno porta inevitabilmente ad una arretratezza cronica nell’innovazione, con conseguenti perdite di opportunità, se non addirittura perdita di competitività sui mercati e successiva chiusura.

Nella situazione di emergenza, aziende che non sono state in grado o non hanno voluto essere reattive e tempestive nel trasformare i loro processi hanno subito gravi perdite, se non veri e propri fallimenti.


4. Il reparto IT non può stare costantemente al passo

In molte aziende il reparto che si occupa della gestione informatica è sommerso dalle attività, molto spesso legate al mantenere operativi i sistemi presenti e ove possibile apportare modifiche o aggiornamenti prioritari.

Questo si traduce in una mole di lavoro molto elevata, di cui innovare e testare nuove soluzioni rappresenta una porzione troppo minuscola. Va poi ammesso che la velocità con cui le competenze e soluzioni diventano obsolete è in continuo aumento, rendendo ancora più gravoso recuperare terreno su questi fronti.

Questo specifico momento storico ha però visto un generale risveglio delle organizzazioni tech in tutte le industrie. 

Interventi strutturali spesso rimandati per maggiori urgenze, aumenti di budget bloccati da tempo ed un calo di attività routinarie ha aperto nuove opportunità per esplorare nuove soluzioni e fare innovazione. Questo ha permesso a molte aziende di far procedere le operations, mantenere (se non aumentare) le revenue e in alcuni casi apportare cambiamenti da tempo attesi in azienda.


5. La gente non pagherà prezzo pieno per qualcosa solo digitale

L’ultimo preconcetto di cui parliamo si basa sulla percezione della propria clientela, spesso vista come ancora legata a dinamiche e prodotti “tangibili”, in cui la componente digitale non è preponderante.

La situazione sta però velocemente cambiando e servizi e prodotti comunemente comprati tramite canali fisici sempre più spesso passano per nuovi canali digitali: basta osservare l’esplosione di servizi di delivery e vendita online.

I prodotti e servizi stessi stanno diventando sempre meno “fisici” e sempre più digitali, dai libri in formato ebook ai software venduti su abbonamento piuttosto che in copia unica.

I consumatori sono sempre più abituati a consumare ed acquistare prodotti e servizi digitali, e ogni azienda che non si adeguerà verrà irrimediabilmente danneggiata sul suo rapporto con la clientela.

Per capire come il COVID abbia reso questa verità ancora più vera, occorre capire gli effetti che ha portato sulle industrie e sui consumatori.

Spingere sull’acceleratore: COVID e digital transformation

Questi anni di pandemia hanno avuto un effetto dirompente sulla velocità e la profondità del cambiamento intrapreso da moltissime aziende di ogni settore.

Secondo la “McKinsey Global Survey of executives” elaborata tra il 7 e 31 Luglio 2020, parliamo di un’accelerazione della digitalizzazione delle interazioni coi clienti e dei processi interni di 3 o 4 anni.

Se guardiamo ai prodotti la situazione è ancora più chiara: la porzione di prodotti digitali nel loro portfolio ha accelerato di 7 anni.

Oltre a questi dati, gli investimenti in iniziative digitali sono aumentati più di ogni altra voce di spesa, e molti manager si sono detti positivi che si tratti di una tendenza che proseguirà in futuro, più che di un momentaneo balzo.

Questo ci dice due cose molto importanti:

  • Le industrie che hanno saputo muoversi rapidamente hanno avuto grandi vantaggi dalla trasformazione digitale
  • La digitalizzazione diventa non una questione di efficienza, ma un vero e proprio vantaggio competitivo di valore strategico sul mercato.

Andiamo a vedere più nel dettaglio perché questi cambiamenti sono avvenuti ora e non prima e quali ci si aspetta proseguiranno in futuro.

Perché ora e cosa proseguirà

La domanda spontanea da porsi, alla luce della velocità con cui è stato possibile apportare cambiamenti anche significativi, è:

“Perché non è stato fatto prima?”

Secondo la survey, più della metà degli intervistati ha detto che semplicemente non erano una priorità del business.

Indagando più a fondo su quali fossero le barriere a questa trasformazione, troviamo alcune interessanti riflessioni:

  • Molto citano il fallimento nella prioritizzazione
  • Circa 1/3 degli intervistati in ambito B2B indica paura della resistenza dei clienti al cambiamento, contro invece il 24% degli intervistati in ambito B2C
  • Infine, le cause maggiori individuate sono di tipo organizzativo e tecnologico: cambiamenti troppo impegnativi nei processi adottati, infrastrutture IT insufficienti, frammentazione delle funzioni aziendali.

Nonostante questi dubbi, molto è stato fatto sul fronte della trasformazione digitale in azienda, ma resta lecito chiedersi cosa rimarrà in futuro. 

Sempre secondo la survey di McKinsey, in realtà molti aspetti saranno presenti anche terminata completamente la situazione pandemica, e la realtà dei fatti attuali lo sta dimostrando.

Tra i maggiori effetti che probabilmente rimarranno troviamo:

  • Cambiamento delle necessità e aspettative dei consumatori
  • Incremento di adozione del cloud
  • Maggiore spesa per la gestione dei dati
  • Aumento della richiesta per servizi e acquisti online

Gli ingredienti per il successo

Osservare aspettative ed opinioni su futuri progressi è certamente importante per avere il polso di dove si muova il mercato, ma occorre forse capire quali sono state le cause che hanno permesso a certe aziende di avere successo, non solo sopravvivendo alla crisi ma in molti casi aumentando il proprio fatturato.

Osservando la situazione degli intervistati, le aziende di successo hanno due importanti elementi distintivi: sono stati i primi nelle loro industrie a sperimentare con nuove tecnologie, e investono più dei loro competitors in sviluppo digitale.

Se volessimo dare una lista di capacità che sono risultate essenziali per affrontare con successo la sfida di una trasformazione digitale rapida, potremmo invece individuale in:

  • Uso avanzato di tecnologie digitali pre crisi
  • Primi a sperimentare e arrivare sul mercato
  • Accessibilità di talenti in tecniche digitali e analitiche
  • Capacità di gestione di rischi e opportunità legati ai dati e alla cybersecurity

Dallo studio emerge come diversi settori ed aziende che hanno investito nella digital transformation prima e durante la crisi ne abbiano tratti vantaggi concreti, e che siano intenzionati sempre più ad allineare gli obiettivi aziendali ad una strategia digitale ampia e proattiva.

Se questi risultati riflettono un trend a livello internazionale, recenti studi hanno dimostrato come il mercato italiano abbia ancora più da guadagnare da questo tipo di trasformazione. Per dimostrarlo, basta osservare l’ecommerce e la sua recente crescita vertiginosa.

Caso pratico di digital transformation: l’esplosione dell’ecommerce in Italia

Come molte ricerche e statistiche hanno dimostrato negli anni, l’Italia è spesso stata fanalino di coda in Europa e nel mondo per lo sviluppo digitale, sia lato consumatori che lato aziende.

Ma questa tendenza sistemica, come molte altre situazioni immobili del mercato italiano, hanno subito forti scossoni nel corso della pandemia. Se da un lato abbiamo avuto effetti negativi che ancora ora si trascinano, sono anche emersi processi di cambiamento ed innovazione virtuosi, che hanno portato il nostro Paese a registrare numeri di rilievo.

Nel 2020, in cui la pandemia ha impattato drammaticamente ogni attività, le attività attinenti all’ambito e-commerce hanno registrato un +3% sulle vendite totali. Visto in prospettiva dell’intero mercato, si tratta già di un risultato rimarchevole, ma non eccezionale.

Ha invece colpito positivamente quanto emerge dai dati sul settore dell’Osservatorio eCommerce b2C Netcomm – School of Management Politecnico di Milano

Questo 2021 si appresta infatti a chiudere con un valore dell’ecommerce paria 39 miliardi di Euro, poco in termini assoluti rispetto al resto dell’Europa (in Francia e Germania vale rispettivamente 112 e 93,6 miliardi), ma che rappresenta una crescita del +19% sull’anno precedente. 

Osservando il rapporto Netcomm, emerge come vi siano grandi differenze tra nazioni, tra le quali l’Italia appare indietro rispetto alla trasformazione digitale portata avanti da altri paesi. Per contesto, a livello globale (3,5 miliardi di consumatori) la spesa media a testa risulta di 703 dollari l’anno, rispetto ad 619 dollari di un consumatore medio italiano (-12%).

Quali opportunità offre l’e-commerce alle aziende italiane?

Ad ora, l’e-commerce e l’adozione di nuove tecnologie innovative rappresenta un’importante opportunità per le PMI italiane su diversi fronti.

A livello di mercato, il nostro Paese sta vivendo e continuando lungo una trasformazione delle modalità con cui acquistiamo e consumiamo prodotti e servizi. L’aumento dell’uso del digitale come canale d’acquisto, il ruolo sempre più rilevante del mobile nelle nostre interazioni di tutti i giorni, un contesto di regolamentazioni in rapida evoluzione; sono nuove sfide che si presentano alle imprese sul mercato.

Accedere al mercato digitale per molte PMI significa non solo raggiungere direttamente il consumatore finale, ma anche aprirsi a nuovi mercati esteri, ricchi di opportunità per realtà specializzate ed in forte crescita.

Ma cosa blocca al momento tutto questo?

In molti casi giocano a sfavore la mancanza di competenze mature interne, la difficoltà di gestione del processo di cambiamento aziendale portato dalla digitalizzazione, e un generale disallineamento tra obiettivi aziendali e strategia digitale.

Tutte queste condizioni rendono la trasformazione digitale un processo difficile da affrontare, ma i cui benefici sono oggi più che mai importanti.

Conclusione sulla digital transformation

In conclusione, la Digital Transformation è oggi più che mai un processo chiave da portare avanti per le aziende che intendano crescere in futuro.

Abbiamo approfondito di come non si tratti solamente di acquisire le ultime innovazioni e cercare di integrarle all’interno dei propri processi, ma di una trasformazione che coinvolge ogni funzione aziendale e che deve essere declinata in maniera unica e coerente con le proprie necessità.

Molte aziende di diverse industrie hanno saputo intraprendere e stanno continuando con successo questa trasformazione in tempi record, rafforzati dai risultati ottenuti e facilitati da un cambio di prospettiva che sta avvenendo tra consumatori e aziende.

Per le aziende che intendono intraprendere processi di Digital Transformation, emergono alcuni punti chiave da considerare:

  • Partire dalle metriche chiave e dai bisogni dell'azienda
    1. Partire dalle metriche chiave e dai bisogni dell’azienda
      La Digital Transformation non è qualcosa di uguale per tutti. Per avere successo deve essere basata sugli obiettivi aziendali, essere analizzabile secondo metriche oggettive ed affidabili, e rispondere ai bisogni chiari.

  • Sviluppare e diffondere una cultura dell’innovazione
  • Intraprendere un vero processo di trasformazione digitale in un’azienda significa attuare un cambiamento radicale i cui effetti si estendono potenzialmente a tutte le funzioni aziendali. Questo può essere un rischio ma anche un’importante opportunità: le aziende che riescono a rendere il processo un'occasione di crescita e diffusione della cultura dell’innovazione ne trarranno vantaggi in termini di efficienza e collaborazione.

  • Assicurarsi le necessarie competenze ed infrastrutture per cogliere al massimo i benefici
  • Le aziende che compiono con successo questa trasformazione lo fanno affidandosi ad attori, interni od esterni, dalle competenze solide e in grado di costruire e mantenere le infrastrutture necessarie per raccogliere tutti i benefici. Sempre di più il vero vantaggio competitivo delle aziende sarà la capacità di accedere e sviluppare  competenze digitali avanzate, in grado di tenere il passo con il mercato.

  • Investire in innovazione a tutto tondo: nei processi, negli strumenti, nelle persone e nei modelli di business
  • Abbracciare la Digital Transformation significa saperla applicare ad ogni aspetto della propria azienda. Le nuove tecnologie possono efficientare i processi, migliorare gli strumenti utilizzati, abilitare le persone a raggiungere nuovi e sfidanti obiettivi, ma anche far nascere e crescere nuovi modelli di business.

    Le realtà che saranno in grado di intraprendere questo percorso e adottarne la mentalità si porranno come leader delle rispettive industrie, aumentando la loro capacità di adattamento davanti a sfide future e aprendo a nuove opportunità di crescita.